Il Senso di una Nuova Speranza

Dicembre 2020

Tirare le somme di un anno così particolare nel tentativo di trovare qualcosa di positivo che ci possa anche solo far sperare nell’arrivo di un anno migliore può sembrare davvero uno sforzo inutile, privo di significato e di qualsivoglia utilità. Molti di noi hanno avuto lutti o delle separazioni forzate per cause più o meno dirette della pandemia, ci siamo ritrovati ancora più isolati di prima, senza i nostri gruppi di riferimento e giustamente ci si potrebbe benissimo arrogare il diritto di vedere il futuro non proprio roseo, mettiamola così.
Studio, lavoro, rapporti sociali, tutto stravolto da un qualcosa che non possiamo neanche vedere direttamente con i nostri occhi e che aleggia intorno a noi come uno spettro invisibile e foriero di sventura…

Ora…

Per quanto pessimisticamente questa lunga lista possa continuare ad ampliarsi, ad un certo punto potremmo provare un forte desiderio ed istinto di reagire a tutto ciò e di non lasciarci sopraffare degli eventi a prescindere.
Ed è qui che ci viene in soccorso una peculiarità tutta umana che i più conoscono con il nome di speranza.

Secondo Maria Zambrano, è proprio nelle situazioni di sofferenza che possiamo rintracciare le radici della speranza, arrivando ad affermare che:

La speranza è un ponte tra passività, per estrema che sia, e l’azione

MARIA ZAMBRANO – 1990

Ed è passando dalla passività all’azione che le cose possono ricominciare ad accadere.
Alle volte riusciamo a trovare da noi questa forza interiore per reagire alle avversità della vita, altre volte abbiamo bisogno di un aiuto esterno e questo può avvenire nei modi più disparati.
Possiamo tornare ad appassionarci a qualcosa ed incominciare a ricercare altre persone che condividano i nostri stessi interessi; ritrovare, anche se a distanza, il piacere di passare del tempo “insieme”.

Distanti sì, ma di nuovo uniti da quel desiderio di socialità che è innato in noi e di cui abbiamo necessità.
Se poi si ha la fortuna di incrociare lungo la via del ritorno all’azione un Fandom estremamente inclusivo come quello Furry, vi sono buone probabilità di trovare non uno, ma una moltitudine di gruppi e sottogruppi, pagine e siti, in cui ci si più ritrovare e, pian piano, formare nuovi gruppi di riferimento con cui confrontarsi e condividere emozioni e passioni.

Ma andiamo per gradi

Speranza, “un’attesa fiduciosa” ?

Parlare di speranza molto spesso equivale al tentativo di provare a descrivere un qualcosa che continuamente aleggia nell’aria, che pervade le nostre vite, ma che non sempre riusciamo a cogliere, anche se possiamo percepirne l’assenza.

Lo stesso Aristotele immaginava la speranza come:


il frutto di un’abitudine virtuosa che permette l’avvicinarsi ad un futuro migliore non impossibile da realizzare

ARISTOTELE

Certo, ognuno di noi ha un suo modo, più o meno taciuto, di immaginare il suo “star meglio”, ma non è detto che queste speranze siano sempre ben fondate; talvolta sono più prossime a delle illusioni ingannevoli o altre volte abusiamo di un ottimismo non necessariamente giustificato.
Tendiamo il più delle volte a cercare soluzioni semplici a problemi complessi come lo è la realtà di tutti i giorni, e quando tali illusioni (finalmente) cadono, potremmo vanificare molti degli sforzi fatti fino a quel momento.

Da un punto di vista fenomenologico esiste una vera e propria “categoria esistenziale della speranza” e, secondo questo approccio, la speranza avrebbe proprio a che fare soprattutto con l’attesa.
Ma se è vero che non vi è attesa senza angoscia, la speranza andrebbe oltre l’attesa stessa.

Quando finalmente torniamo a sperare, possiamo gradualmente “costituire un oggetto buono, l’invidia si attenua e la nostra capacità di provare piacere e gratitudine aumenta poco alla volta. Questi cambiamenti si estendono a molti aspetti della personalità e vanno dalla vita emotiva nelle sue forme più arcaiche, alle esperienze e ai rapporti adulti.” (Klein, Invidia e gratitudine, 1957).

Nella psicologia moderna la speranza, corrispondente fenomenologica del desiderio, può essere considerata come il motore stesso della vita psichica; potente fattore di trasformazione della persona, essa è ciò che ci permette di contrastare la coazione a ripetere, di esprimere una trazione al cambiamento e di facilitare l’attesa fiduciosa al futuro; essa, nel suo essere “insatura”, perturba le convinzioni più fondamentali dell’inconscio.

Arrivati a questo punto ci si può chiedere:

  • Come può avvenire tale trasformazione della speranza?
  • E come si può coltivare tale potentissimo fattore motivazionale?

Proviamo a rispondere a queste domande analizzando due differenze molto importanti.

Speranza Versus Ottimismo

La speranza non è per nulla uguale all’ottimismo. Non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso indipendentemente da come andrà a finire

Vaclav Havel

La distinzione che Havel fa può esserci molto utile in diversi ambiti e ci permette di cogliere come, da un lato, l’ottimismo sia più legato ai risultati, mentre la speranza è legata al senso profondo di quel qualcosa che, se siamo fortunati, ci permette di riconoscere una strada da percorrere o una visione del mondo finalmente libera da tutte quelle catene a cui ci eravamo fin troppo abituati. E quando finalmente riconosciamo come propria la strada che abbiamo intrapreso, le sofferenze divengono molto più sopportabili.

Dalle parole di Havel possiamo subito intuire come la speranza richieda pazienza, coraggio, dedizione e passione per poter tentare di capire qualcosa del mondo e su di sé rispetto a quello stesso mondo che ci circonda.

Lo stesso Jung afferma come: “avere una visione e un senso della propria individualità, è uno degli ingredienti del benessere e della pienezza psicologica.”

Da questa prospettiva la speranza smette di essere concepita come una “condizione a priori della personalità” (dove si rimane fermi in attesa che qualcosa accada senza che a noi venga richiesto nulla) ma diviene essa stessa il risultato di un processo legato al coltivare uno spirito di ricerca e verità che ci aiuta ad intravedere qualcosa di diverso su di sé; di fare quel tanto agognato balzo laterale cognitivo con cui possiamo interrompere quei processi di pensiero mal-adattivi che non ci permettono di vivere serenamente la nostra vita.

In questo modo possiamo riuscire a sperimentare la possibilità di vedere noi stessi come fonte primaria della speranza stessa, senza che questa debba necessariamente dipendere da qualcuno o da qualcosa di esterno a noi. E quando ciò accade, possiamo finalmente tornare ad avere fiducia nel futuro e su di noi, anche se non sappiamo cosa esattamente il domani ci riserva, perché essa può ormai poggiare su basi interiori ben più solide di prima.

Un Fandom estremamente inclusivo

Senza la speranza è impossibile trovare l’insperato

Eraclito

Volendo sondare un poco l’opinione all’interno del Furry Fandom, ho voluto chiedere che cosa avesse significato per loro il fandom in un anno così particolare come il 2020.

Ebbene, nonostante i tempi ristretti non abbiano permesso di avere una visione più generale, ritengo che anche quelle poche risposte che sono riuscite ad arrivare in tempo siano estremamente significative per comprendere che, nonostante tutte le possibili polemiche che girano intorno e dentro al fandom stesso, esso risulti essere per molte persone un “non luogo” dove poter ritrovare un po’ di quella serenità andata persa durante gli eventi di quest’anno (e non):

“Tengo moltissimo al Furry Fandom, è stato una distrazione da questo brutto periodo e mi sta aiutando a socializzare”

Manuel P.

Non a caso il tema della speranza è fortemente legato, come abbiamo visto, anche con il concetto del mettersi in gioco a priori, e tornare ad allacciare nuove relazioni può un poco sovvertire alla lontananza fisica e tornare ad avere di nuovo dei gruppi di riferimento con cui confrontarsi, condividere le proprie passioni e, perché no, migliorare un poco se stessi:

“Quest’anno non avevo quasi per nulla voglia di socializzare, ma essere nel fandom (e non solo) mi spinge, parzialmente, a cercare di migliorare alcuni aspetti della mia persona e di quello che faccio, come migliorare le mie tecniche di disegno ecc.”

Davide R.

“Beh, per me rappresenta un ammortizzatore, senza sarebbe stato molto peggio vivere questo periodo senza quegli amici che veramente mi considerano tale.”

Virgilio T.K.

“Anche se nei gruppi non ho parlato molto quest’anno, il fandom, specialmente quello italiano, mi ha tenuto particolarmente compagnia. Essendo figlio unico è difficile sentirsi in compagnia, specialmente quest’anno che siamo dovuti rimanere praticamente sempre a casa. Ma grazie ai miei amici Furry sono riuscito a passare i momenti di solitudine senza alcun problema e per questo li ringrazio tanto.”

Kash R.D.

“Parlando del Fandom Furry, esso mi ha aperto una porta che mai avrei immaginato, ho conosciuto un sacco di persone che, in un modo o nell’alto, mi stanno aiutando a crescere come persona.”

Kelven S.

Riprendendo le parole di Enzo Bianchi, sperare significa credere che qualcuno possa amarci ed accettarci per quello che siamo, significa mettersi in cammino verso un altrove, significa anche osare di vivere in un altro modo e non a caso un Fandom come quello Furry può permettere di trovare un proprio gruppo di riferimento e tornare a mettersi in gioco nonostante le possibili incognite e paure.

Anche perché, in ogni caso, la speranza ci condurrà sempre più lontano della paura.

Disegno di Neon Wool ©2020 NeonWoolArt
Neon X Cyan – Artwork originale di Neon Wool Art – Realizzato per FurryDen
Neon Wool Art
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Professional illustrator and character designer.
I draw everything, both Ocs and Fanarts.
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