Diario di viaggio: Eurofurence

Mi chiamo Kiba, ho 26 anni e da quasi 12 frequento il furry fandom. Sei anni fa sono venuto a conoscenza della community furry italiana e tramite Facebook ho iniziato a partecipare a gruppi, conoscere facce (pardon, musi) nuovi e realtà vicine e lontane dalla mia: giorno dopo giorno il furry fandom ha completamente stravolto la mia vita: i miei contatti, i miei disegni, le mie passioni. Da quel momento il mio più grande desiderio è stato quello di poter vivere con i miei amici l’atmosfera colorata e trascinante di una vera convention furry.

Ora, il caso ha voluto che a pochi chilometri da casa mia vivessero un cane e un lupo che mi hanno dato la possibilità di realizzare questo sogno, seguendomi nella spassosa avventura che sto per raccontarvi: fu così che Kiba, Kaomoro e Tyler presero il primo volo (low cost) per Berlino e partirono alla volta di Eurofurence.

Giorno 1:
Ore 13.35, finalmente il nostro aereo atterra a Berlino e dopo ore passate a farci dispetti e foto improponibili, facciamo il nostro trionfale ingresso nella capitale tedesca. La mia gran voglia di esplorare la città è stata prontamente frenata dai miei compagni di viaggio, che non stavano più nella pelle all’idea di raggiungere la tanto agognata meta: l’Estrel (l’hotel dove si svolge Eurofurence ndr.). Dato che mancava ancora un giornoesatto all’inizio della convention, abbiamo deciso di spostarci in hotel, fare il check-in e girare Berlino al mattino successivo, senza dimenticare di sincronizzare a dovere gli orologi per non perdere la cerimonia di apertura dell’EF (Eurofurence). All’arrivo in hotel io, “verginello” di convention furry, non avrei mai nemmeno potuto immaginare ciò che mi sarei trovato davanti pochi minuti dopo: Alla stazione della metropolitana berlinese si potevano scorgere i primi partecipanti alla Convention indossare già code e orecchie nonostante mancasse ancora un giorno e ci trovassimo ancora in un luogo pubblico. Arrivati davanti all’entrata dell’albergo un mucchio di furry, in
fursuit e in borghese se ne stavano tranquillamente lì davanti a fumare e salutare amici che non vedevano da tempo. Non appena varcata la soglia ed entrati nella hall, un’esplosione di persone (a occhio e croce saremo stati qualche migliaio) tutti riconoscibilissimi, orecchie finte, code finte, tanti abbracci e già un sacco di gente in fursuit. Potrà sembrarvi strano detto così, ma vi assicuro che vedere così tante persone riunite nello stesso posto, accomunate da un’unica grande passione ti fa sentire in qualche modo collegato ad ognuno di loro, è una sensazione strana e indecifrabile. l’Estrel è la più grande struttura per convegni di tutta Europa, comprende 5 palazzi disposti in circolo a formare una piazza comune coperta da un gigantesco tetto in vetro che mostra il cielo, sotto la quale si trovano decine e decine di negozi. In fase di check-in ci è stato consegnato un bellissimo tesserino con immagini a tema furry da utilizzare come chiave magnetica per la camera e da tenere come ricordo della Convention una volta tornati a casa. Fra i corridoi dell’albergo tutto era pronto per il giorno dopo. Una volta preso possesso della nostra stanza e sfatti i bagagli, Tyler e Kaomoro che già conoscevano alcuni dei partecipanti hanno approfittato del resto della giornata per passare a salutarli e consegnare qualche commissione, mentre io ho cominciato ad esplorare l’Estrel e ad ambientarmi un po’ in quell’atmosfera tutta nuova.

Giorno 2:
Sveglia presto per me e Tyler, da lì a pochi minuti in giro per Berlino in versione “Turisti per caso”. Kao ha deciso di rimanere in albergo ad accontentare i suoi fan per le commissioni. Sarò sincero, la città non mi ha entusiasmato particolarmente, non è brutta, ma neanche splendida, tuttavia è abbastanza comoda per gli spostamenti ed è ben fornita di parchi. Verso mezzogiorno abbiamo pranzato, e dopo un MegaFrappèShakeratoSuperZuccherato™ di Starbucks ci siamo avviati di nuovo verso l’Estrel. Al nostro arrivo l’intera piazza centrale era stata tappezzata di stendardi con la scritta EUROFURENCE e in tempo record lo staff aveva già piazzato bancarelle per le donazioni, tavoli per le registrazioni e tutte le sale conferenza erano state preparate per i panel che si sarebbero tenuti nei giorni successivi. L’hype cominciava a salire come la schiuma di una bottiglia di coca-cola ben agitata e la cerimonia di apertura era ormai vicina. Gli ultimi minuti prima dell’ora X li abbiamo passati esplorando l’artist-lounge (AL), non prima di aver fatto qualche donazione. Ad evento iniziato L’AL si trasforma in una bolgia piena zeppa di artisti più o meno conosciuti che fanno commissioni o disegnano per i cavoli loro e in giro per l’hotel si trovano un sacco di fursuiter che abbracciano gente a caso, fanno foto e si fanno coccolare dai bambini, venuti apposta per assistere a quel tripudio di zampe pelose e occhi dolci. Mi sono sentito appagato, a mio agio, il che mi è sembrato strano viste le mie EVIDENTI difficoltà nel rivangare in pochi minuti tutte le mie conoscenze della lingua inglese… Quando sei costretto ad esprimerti in una lingua diversa dalla tua lingua madre resti spiazzato… Lì per lì hai l’impressione di non sapere e di non ricordare niente, come se tutti gli anni passati a studiare inglese fossero sfumati in un secondo. Una vera agonia, che di solito passa soltanto dopo una settimanetta o due di pratica sul campo. Purtroppo per me però Eurofurence non sarebbe durato qualche settimana e i miei compagni di avventura continuavano a presentarmi amici e artisti più o meno famosi, ad esempio Mestiso e il suo ex-ragazzo. Provati dalle fatiche del giorno, ci siamo riuniti tutti per un hamburger al McDonald’s più vicino che, con mio grande stupore, esibiva fuori dall’entrata un cartello con scritto “Bentornati furry, siamo felici di avervi qui anche quest’anno”: il calore dell’accoglienza ricevuta nell’insieme di questi piccoli gesti mi ha davvero riempito il cuore di gioia.

Giorno 3:
Abbandonato dai miei compagni di viaggio, che avevano deciso di andare a trovare altri amici che non vedevano dall’anno prima, ho passato la giornata a girare per l’Estrel e mi sono imbattuto nel panel riguardante alcune norme comportamentali da osservare durante la convention, ad esempio con i fursuiter e mi ha stupito trovare fra gli avvertimenti anche quello riguardo il prendersi cura di sé stessi. Molte persone infatti sono così sopraffatte dall’atmosfera della festa da dimenticarsi addirittura di mangiare e bere, correndo grossi rischi per la salute. Dopodiché ho comprato la maglia dell’Eurofurence che in questa edizione era a tema “Ritorno al futuro” e ho passato il pomeriggio all’AL, cosa che mi ha permesso di conoscere uno dei miei artisti preferiti: tale Garnetto, da cui mi son fatto fare un badge (IL MIGLIOR CACCHIO DI BADGE DI TUTTI I MIEI ANNI DI PRESENZA NEL FURRY FANDOM!!). Mi ha sorpreso trovarmi di fronte a una donna e non ad un uomo, come avevo sempre pensato, figuriamoci rendermi conto che costei si sfonda di alcolici come se non esistesse una speranza per l’umanità. Non è stata l’unica sorpresa: ho avuto la possibilità di partecipare a molti degli “afterparty” a base di patatine, alcolici, tornei di videogiochi e maratone di film che gli ospiti dell’evento organizzano nelle proprie camere. In una di queste serate ho conosciuto anche artisti MOLTO popolari (Es. Silverfox) che ho trovato tutti molto riservati e introversi.

Giorno 4:
Sveglia presto, colazione super abbondante comprensiva anche di uova e pancetta per essere sicuri di arrivare senza soste fino alle 16 di pomeriggio e poi via verso altri panels! Dopo averne frequentati alcuni sul disegno e averli trovati abbastanza inutili, per il fatto che approfondivano aspetti molto basilari, di cui come artista alle prime armi ero già a conoscenza, mi sono buttato sul fursuiting, assistendo a conferenze in cui venivano spiegati il metodo per scegliere il pelo, come trattare i materiali, lavarli e tosarli. Neanche a dirvelo, ogni minuto libero tra un panel e l’altro era una sosta obbligata all’AL, tanto che io stesso ero stimolato a disegnare! Durante il pomeriggio ho partecipato all’International Snack Exchange, organizzato da un FICHISSIMO team internazionale che dà a chiunque la possibilità di assaggiare snack, merendine, bevande e quant’altro provenienti da ogni parte del mondo. Lo sapevate che esistono delle patatine fritte che sembrano degli spaghetti? E un vino che sa di lampone?! Ecco. Ora lo sapete. Il quarto giorno poi è quello dove la pazzia comincia a diventare merce di scambio, perché apre il mercato. IL MERCATO capite?! Tutto quello che tu sei abituato a vedere su internet improvvisamente è lì davanti a te, stampato in grandi volumi ad alta risoluzione e gli artisti sono pronti a vendertelo!!!! Calibri massimi come RedRusker, Miles-DF e Wolfy-nail sono lì seduti che accettano commissioni, ti fanno i disegni in diretta e vendono le loro creazioni e i loro gadget: è pazzesco!! Per uno che segue quegli artisti da una vita vederli di persona e avere per le mani un loro disegno sembra quasi un sogno. La sezione in fondo a destra è dedicata al porno, ma io OVVIAMENTE non ci sono stato u.u (Ok, forse un giretto ce l’ho fatto, ma era per scopi puramente accademici!). Musica e fursuit colorate hanno contribuito a chiudere in bellezza la giornata, divenuta un po’ uggiosa, nella sfilata delle fursuit, che si svolge nel viale dove si trova l’hotel.

Giorno 5:

La giornata è partita allo stesso modo delle precedenti: megacolazione, ritrovo con amici qua e là, tappa obbligata all’Artist Lounge nel tentativo di accaparrarmi qualche commissione senza spendere un capitale (quest’ultimo infatti lo avevo già speso al mercato il giorno prima XD). Ho fatto ancora un giro tra i panels e qualche torneo di videogame, ma ovunque si respirava un’aria più tranquilla. La sera invece siamo andati tutti insieme a mangiare il sushi a pochi passi dall’Estrel con Mestiso e il suo ragazzo. Dopo cena ho scoperto che di fronte all’Estrel c’era un parco dove veniva acceso un falò. I furry si sedevano attorno al fuoco a bere birra, ridendo e scherzando fra di loro. La serata è stata davvero piacevole, ho conosciuto anche altri furry italiani che ho frequentato per tutto il giorno seguente: mi sentivo in pace con me stesso, ma già si insinuava in me l’angoscia del ritorno a Verona.

Giorno 6 e riflessioni personali:
I ragazzi italiani conosciuti nel parco quella sera mi hanno presentato altri furry internazionali e negli ultimi giorni ho avuto la possibilità di conoscere ancora un po’ di persone interessanti, che tutt’oggi porto nel cuore. Primo fra tutti un artista fenomenale, Stigmata, che oltre a mostrarmi dal vivo e parlarmi della sua arte mi ha raccontato tutto di sé, mostrandosi come una persona molto sensibile, tanto che l’ultimo giorno quando l’ho salutato ha commentato il mio abbraccio con: “Oh ma questo abbraccio è veramente triste, sembra un addio!” e ahimé aveva ragione: Mi ha lasciato il suo contatto Telegram, ma non ho mai avuto il coraggio di scrivergli dopo quel giorno. Sono stato anche al Puppet Show, uno spettacolo fatto completamente da pupazzi furry con storia originale e musiche di FoxAmoore (che ho conosciuto di persona, altra persona squisita e molto socievole). Dopo gli ultimi acquisti al mercato ci siamo concessi un giretto alla mostra delle opere messe all’asta. Ultima cena al McDonald’s, ultima chiacchierata con gli amici e poi tutti in camera a fare i bagagli. La mia valigia era talmente piena di fumetti e gadget da non chiudersi, ho dovuto sedermici sopra per riuscirci! Con un po’ di amarezza ho dato la buonanotte al mio compagno di stanza e mi sono addormentato, Ormai rassegnato a dovermi svegliare da quel fantastico sogno. Altra partenza, altro viaggio trascorso come all’andata: foto di musi addormentati e bavette sulla bocca, solo che questa volta il tutto era contornato da una grande amarezza e l’angoscia si era insinuata ancor più a fondo. Stare con così tante persone che condividevano i miei stessi interessi mi aveva messo talmente a mio agio e dato una gioia così immensa che già mi mancava tutto quel clima e nella mia testa si formavano pensieri del tipo: Come sarebbe la mia vita se tutte queste persone vivessero nella mia città? O se vivessimo tutti in una città a misura di furry? Verona e il rientro a casa hanno fatto l’effetto inibitore: tutto era svanito, l’emozione era smorzata, la magia era finita e la realtà era tornata vivida e presente. Ciò che mi aveva colpito di più e mi aveva fatto dire: WOW! Porca trota!! Era ormai soltanto un ricordo. A quel punto per qualche strano gioco della mia mente ho pensato che ok, metti piede lì dentro e tutto sembra magico. Ma ogni incantesimo ha un effetto collaterale: Mesi prima dell’evento nel fandom era stato diffuso un avviso che invitava all’attenzione verso i furry portatori di HIV che facevano sesso non protetto, Alcuni dei festini organizzati ad EF erano chiaramente a sfondo erotico e presumo finissero addirittura con delle orge, senza considerare coloro che fanno sesso in fursuit. Sono parole forti, me ne rendo conto, è un aspetto del fandom che è duro da accettare anche per i furry stessi, ma come ho detto è solo un effetto collaterale della travolgente magia del furry fandom. Potete credermi se vi dico che ogni speranza risorge e ogni pensiero negativo è totalmente spazzato via dal sorriso di una bambina di 5 o 6 anni che porta in giro per l’albergo un licantropo demoniaco come fosse un cagnolino mentre lo abbraccia e se lo coccola contenta. Sono queste le cose che mi scaldano il cuore, sono queste le cose che mi fanno pensare che magari un giorno il fandom sarà visto sotto una luce diversa ed i furry non verranno etichettati come zoofili ma come semplici persone che guardano con entusiasmo ad un’arte che è semplicemente diversa dai canoni contemporanei.

-Kiba

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