Storia del Furry Fandom – 4ª Parte

Nel bene e nel male, la community ha subito influenze più o meno evidenti nel suo passato. I Burned Furs hanno sicuramente fatto parte di queste: vediamo di cosa si è trattato.

Negli ultimi anni la community furry è cresciuta per popolarità e numero di appassionati. Ma cosa è cambiato in 40 anni e più di storia del nostro fandom? Come sarebbe stato essere furry fino a poche decine di anni fa? Grazie al supporto di una guida d’eccezione, il bravissimo Scale, ogni sabato partiremo per un viaggio (letterario) dagli albori della community fino ai giorni nostri!

Tutti a bordo della macchina del tempo per un clamoroso salto nel passato!

Se vi siete persi la terza parte, potete leggerla QUI!

Il fenomeno "Burned Furs"

Arriviamo dunque al 1998, altra pietra miliare della nostra community che ha visto la nascita di uno dei primi movimenti di protesta contro il furry interni alla comunità stessa; parliamo dei cosiddetti “Burned Furs“, uno dei gruppi che ha messo in ginocchio il fandom, ridicolizzandolo agli occhi di chiunque.

Il loro intento era quello di ostracizzare il più possibile l’aspetto sessuale nella community, ma i metodi adottati per raggiungere questo scopo risultavano spesso ridicoli, immaturi e a volte anche più imbarazzanti degli stessi elementi contro cui era rivolta la protesta, a causa di ideologie e atteggiamenti decisamente estremisti uniti alla scarsa comprensione delle dinamiche culturali che avevano portato alla nascita della community. Il gruppo ha avuto una durata piuttosto breve, ma il caos che è riuscito a generare è bastato a far percepire al resto di Internet la comunità furry come una gabbia di matti.

What exactly is yer problem Eric?
“What exactly is yer problem, Eric?” di Eric Blumrich – Illustrazione critica del fandom

La critica mossa dai Burned Furs era abbastanza chiara: invece di impiegare gli animali antropomorfi per scopi nobili (citando l’autore: “costruire imperi sempiterni, combattere guerre senza fine in infiniti mondi, rappresentare le nostre paure, gli affetti, le risate, giocare con la magia e sfidare l’immaginazione”), la cosa migliore che la community riesce a fare è togliere loro i vestiti e metterli in pose da pin-up?
In realtà, se facciamo riferimento a quanto detto finora riguardo allo spirito di ribellione verso l’arte e la cultura pop, l’unica risposta sensata alla domanda che si poneva Blumrich era, paradossalmente: ““. Perché proprio l’erotismo e il lato più trasgressivo e fuori dagli schemi della vita di questi personaggi erano ciò che i prodotti mainstream (portiamo ancora una volta l’esempio dei film Disney) non potevano e non dovevano contemplare. Ma c’è di più, la sottocultura furry ha infatti dato il meglio di sé in questo campo, portando alla nascita di specie molto originali come i chakat, ambienti creativi per gioco di ruolo online (MUD) e soggetti artistici di fatto nuovi come gli hyper, il tema del vore, ecc…

Elementi come questi possono piacere o meno, possono essere oggetto di critiche morali ed etiche anche molto profonde, ma sono state, di fatto, fra le idee più originali prodotte dalla comunità furry, dopo il concetto di fursona. Ne consegue, logicamente, che tacciare di scarsa creatività il porno furry era già all’epoca ridicolo e denotava soltanto incomprensione verso una community che era già di per sé fuori da ogni schema canonico.

I Burned Furs sono nati probabilmente per due semplici motivi. Il primo era certamente l’omofobia: molti non tolleravano la presenza di omosessuali e il conseguente sviluppo di tematiche LGBT all’interno della community. Tuttavia, quasi nessuno affermava apertamente la cosa, poiché sarebbe stato troppo politicamente scorretto. Risultava quindi più comodo prendersela con individui dalle personalità atipiche come zoofili (che erano e sono tuttora una percentuale estremamente ristretta fra i furries) e altre categorie in minoranza.
Il secondo motivo risiedeva invece nell’avversione verso la sottocultura furry da parte di un animatore molto influente all’epoca, ovvero John Kricfalusi, il creatore di “Ren & Stimpy”. Costui ha sempre dimostrato un forte odio verso i cartoni degli anni ’80 e gli stili legati ad essi poiché, a suo dire, avevano segnato il declino dell’industria dell’animazione americana. A parer suo, cartoni come He-man, My little pony, Transformers, ecc. erano quasi tutti prodotti “low budget” e privi di qualsiasi ricerca artistica. Decisamente diversi, insomma, dai cartoni dei decenni precedenti (come i classici corti Disney e quelli a marchio Warner Bros., ad esempio).

Si narra che, un bel giorno, Kricfalusi abbia ricevuto da un’aspirante allieva un portfolio stracolmo di disegni a tema furry: la ragazza, naturalmente, faceva essa stessa parte della comunità. Mentre stava ascoltando la veemente critica del maestro riguardo lo stile eccessivamente semplice e l’inconsistenza dei soggetti raffigurati, la ragazza rimase così scioccata da quella reazione che iniziò ad elaborare l’idea di lanciarsi in una crociata per epurare la community da ciò che, secondo il suo giudizio e quello del maestro, la rovinava e la rendeva indegna agli occhi dei professionisti.
“Così vuole la leggenda”, potremmo affermare con un’espressione vagamente fantasy, che trova tuttavia un fondo di verità, visto che Kricfalusi riportò successivamente le sue invettive contro i cartoni degli anni ’80 e l’arte furry in un blog tuttora online (http://johnkstuff.blogspot.com/). La ragazza “della leggenda” rispondeva al nome di Charla Trotman ed è stata, appunto, la fondatrice dei Burned Furs.

Burned Furs logo
Due dei principali loghi adottati dal movimento dei Burned Furs
Confurence zero artwork
Locandina della prima edizione di Confurence

In un primo tempo il movimento riuscì a diffondersi capillarmente nel fandom, fino ad ottenere addirittura la gestione di quella che è stata la prima convention furry, “Confurence”, con l’evidente scopo di trasformarla in un evento “pulito” e bandire eventuali comportamenti discutibili. C’è da tenere in considerazione che anche qui i presupposti non erano del tutto infondati. Infatti, in mezzo alla folla di Confurence, così come in altre convention furry del periodo, si potevano incontrare tranquillamente anche, tanto per fare un esempio, feticisti in tenuta sadomaso: il che rendeva impossibile l’ampliamento del pubblico auspicato da molti artisti furry aspiranti fumettisti e animatori. Tuttavia la convention versava già in condizioni critiche, perciò l’unico tentativo “sensato” dei Burned Furs si chiuse con un tremendo fiasco che causò la chiusura definitiva della convention, e il gruppo iniziò ad assumere un ruolo via via sempre meno rilevante nella community.

Purtroppo la comunità furry si trascina dietro l’eredità di questo movimento estremista ancora oggi, che ha quindi rappresentato la prima causa di pubblicità negativa per questa sottocultura proprio nel periodo in cui Internet stava iniziando ad accorgersi della sua esistenza. Messaggi come “questa comunità è piena di pervertiti, ma non preoccupatevi, ci stiamo dando da fare per sbarazzarcene!” hanno portato all’odio di molti nei confronti della community, che in parte sussiste tutt’oggi. Pertanto, il periodo che va dal 1998 al 2001 è stato per la community furry e per i furry stessi uno fra i peggiori in assoluto, ma sfortunatamente non si è trattato dell’unica pagina nera in questo capitolo.

Tra il 2001 e il 2005, Internet ha visto la nascita delle prime comunità apertamente dedicate al trolling (poi confluite in 4chan e in altre image board). I furry sono risultati quindi essere sin da subito i bersagli preferiti da quelli che, in futuro, sarebbero stati chiamati in gergo tecnico “trolls” e “haters”. La diffusione del fenomeno è stata così ampia da giungere all’orecchio dei media tradizionali i quali, non riuscendo a contestualizzare correttamente le vicende, avevano interpretato il tutto a modo loro. Tra i risultati di questo interesse mediatico disinformato c’è stata una famigerata puntata di “CSI” uscita nel 2003, che aveva rappresentato la comunità furry come una sorta di “setta” composta perlopiù da maniaci sessuali e disadattati sociali. In quegli anni, molti artisti di ciò che è stata la “vecchia guardia” lasciarono definitivamente la community, disgustati dall’immagine pubblica che risultava del loro lavoro e della loro passione. L’atmosfera creativa è venuta così a frammentarsi in maniera piuttosto preoccupante e, del resto, mancava ancora un punto di aggregazione vero e proprio per tutta la comunità.

Appuntamento tra 7 giorni per la quinta parte!